STEMMI IN VERONA . 1) SAN ZENO.
STEMMA QUADRIO (fotografato 22 Luglio 2011)
Verona, San Zeno, 22 Luglio 2011:
primissimi passi “araldici” del sottoscritto, macché... andatura a quattro
zampe. Fotografo decine se non centinaia di stemmi, senza conoscerne
praticamente alcuno (le cose attualmente sono solo leggermente e lentamente
migliorate), allora aiutato soltanto dall’incerto
Insignia nobilium Veronensium, Vicentinorum (Italia 1550-1555) che avevo scovato
online (sul sito della Bayerische StaatsBibliothek, cod. icon. 276). Quest’arma
però non avrei potuto certo trovarla là dentro. Per fortuna all’epoca avevo già
letto Appunti di araldica in Valtellina e
Valchiavenna (Società storica valtellinese, Sondrio 1997) di Marco Foppoli.
È lì che incontrai per la prima volta lo stemma dei Quadrio. Proprio qualche giorno fa lo stesso Marco mi
portava a conoscenza del fatto che “c'era un consolidato flusso di valtellinesi
che finivano a Verona e Vicenza” e allora ho deciso di partire da qui, per la
mia carrellata scaligera (che conoscerà anche interruzioni, ovviamente, quando
sarà necessario). L’epigrafe, se non leggo male, parla di un Antonio De
Quadris, morto nel 1596. Senza prendere il righello, mi pare che la sezione con
l’aquila sia un po’ più di un capo e un po’ meno di un troncato. Difficile
quindi conoscere le intenzioni dell’esecutore. Nonostante questo il particolare
è interessante è permette forse l’aggancio con quanto scritto sempre nell’opera
del Foppoli (pag. 26) e cioè come del capo imperiale “tramontate nel Seicento
le condizioni politiche che ne avevano favorita la diffusione, si perde il
significato e la funzione originaria; la sua superficie si dilata verso il
basso occupando la metà superiore dello scudo, trasformando quindi l’aquila da
simbolo secondario e accessorio in figura principale, così che le originali
figurazioni araldiche della famiglia perdono il predominio nella superficie dello
stemma”.
Dallo stesso libro (pag. 52) è tratto
il ritaglio* di foto (la n. 3) che posto solo a mo’ di esempio, vista le
difficoltà oggettive nello scorgere lo stemma sulla lapide da me riprodotta.
Il De Betta (GIORGIO
G. SARTOR -a cura di-, Armerista Veronese di Ottone de Betta, Jago
ed., Negrar (VR) 2014, pagg. 159 e pag. 269, scheda III, tav. 35), non aggiunge
altro a quanto detto da me poco sopra, se non confermare il luogo (“lapide
murata nel chiostro di San Zeno”: Ricordiamo che il De Betta raccoglie nel 1905 e amplia nel 1923 la sua
raccolta di stemmi, iniziata, setacciando la città veronese, sin dal 1899.
Capiterà quindi che alcune indicazioni topografiche contenute nell’opera non
siano più attuali) e ovviamente nome del titolare e anno di morte; nonché
indirettamente suggerirci come non vi siano altre testimonianze araldiche, in
Verona, della celebre famiglia valtellinese.
*inserisco appunto solo un ritaglio –con tanto di watermark-
della splendida composizione riprodotta nel libro, in quanto non mi va che
circolino sul web -per causa mia- intere fotografie tratte da opere altrui,
salvo autorizzazione da parte dell’autore.
Nessun commento:
Posta un commento