SPAUR 2). INQUARTATI
A CONFRONTO E IPOTESI SU UN DIPINTO “SPAUR/FUGGER”
Uno dei pregiudizi più ostinati
riguardanti l’araldica è che uno stemma debba rimanere sempre uguale a se
stesso, immutabile nel corso dei secoli. Pregiudizio, appunto. Chi ne mastica
appena un po’, sa che l’araldica testimonia proprio dell’assoluta dinamicità di
un’arma, dinamicità dovuta alle cause più varie, anche nel periodo di vita di
un solo titolare (matrimoni, variazioni di status
giuridico, acquisizioni –effettive o soltanto pretese- territoriali, ecc.),
per non parlare di brisure per differenziazioni di rami familiari ecc. Non fa
eccezione l’arma Spaur di cui abbiamo cominciato a dire nel post precedente. Là
parlavamo di quelle appartenute al settecentesco Johann Michael, e a Christoph
Andreas, vivente invece agli inizi del secolo precedente, due vescovi
rispettivamente tridentino e di Bressanone. Nel primo l’arma Spaur originaria
veniva inquartata in maniera “classica”, con quella della diocesi. Nel secondo
le cose si complicano un po’. Il primo quarto raffigura l’Agnello Pasquale
(Bressanone), il quarto l’aquila del Tirolo, il secondo e il terzo (partito:
nel 1° (d’azzurro?) al leone, d’oro, nel 2° troncato d’argento e di rosso) di
cui non so nulla e in merito al quale, pertanto, chiedo aiuto: (vi sono stemmi
simili/uguali –Von Zimmern? Hohenberg?- ma torno a dire, non lo so e inoltre non
mi piace sparare nomi a caso senza dare valide motivazioni sul perché uno
stemma dovrebbe stare dove sta). Ciò che interessa più da vicino è però lo
scudetto “sul tutto”. Lì viene rappresentato uno stemma Spaur originario
inquartato con un trinciato d’argento e di rosso a due stelle di sei punte
dell’uno nell’altro (foto
1 si veda anche post n. 1 sugli Spaur). Esso compare anche in un quadro e
presente nella cappella di Castel Valer, che ho potuto fotografare ormai tre
anni e mezzo fa (foto 2).
Qui l’arma Spaur appare in destra araldica di altra famosissima: quella dei
Fugger (foto 3-4).
Nel quadro si ritraggono quindi uno Spaur e una Fugger (foto 5-6). Due testimonianze di altrettanti
matrimoni, avvenuti tra membri delle due famiglie si trovano in DER ERENBUCK DER FUGGER BSB (BSB Cgm
9460 AUGSBURG 1545-48 C.CA https://opacplus.bsb-muenchen.de/metaopac/search?View=default&db=100&id=BV035727648),
risalente a metà del Cinquecento. A pagina 108 è riportata la testimonianza
araldica del matrimonio avvenuto nel 1542 tra Daniel Felix Spaur (barbuto, al
contrario di quello ritratto –però giovanissimo- nel quadro) con Veronica
Fugger, (foto 7)
mentre a pag. 139 si trova la commemorazione delle nozze tra Gaudenz Spaur e un’altra
Veronica Fugger, nata nel 1545 e quindi di certo non la stessa Veronica ritratta
nella precedente miniatura, che convolò a nozze nel 1542. Non comprendo se la data di morte (1590)
presente sul cartiglio relativo a questa seconda Veronica, si riferisca a lei
(nata come detto nel 1545, figlia di Anton) o a al marito Gaudenz (foto 8). Il fatto che
nella miniatura presente nel codice non appaia il ritratto di quest’ultimo,
potrebbe significare la sua prematura scomparsa, precedente alla creazione dell’opera?
Se il quadro fosse coerente dal punto di
vista cronologico, con uno di questi due festosi eventi, e se davvero ne
ritraesse uno dei due e non un altro, spenderei un soldo per il secondo, quello
tra Gaudenz e Veronica (che conserva una notevole somiglianza tra il quadro e
la miniatura). Questa attribuzione limiterebbe di molto la forbice temporale
entro cui il dipinto venne eseguito, essendo Veronica, come detto, nata nel
1545 e morta (o morto suo marito) nel 1590.
Di una Veronica, anch’essa figlia di un Anton, si trova traccia anche nel codice, “FUGGERORUM ET FUGGERARUM IMAGINES (BSB cod. icon. 380, pag. 182/298, numerazione PDF). Questo è più tardo del precedente, quella ritratta è invece una ragazzina, e il padre Anton è qui detto II. Non so dire pertanto se la protagonista sia una discendente o la stessa Veronica di prima ricordata in gioventù (era forse già morta all’epoca di esecuzione del codice, o comunque sicuramente più anziana, ma questo non vuol dire nulla). Certo è che la somiglianza con il quadro di Castel Valer (abbigliamento compreso) è impressionante (foto 9). Potrebbe anzi darsi che sia proprio questa la Veronica del quadro (una terza Veronica quindi) sposata con altro Spaur non “intercettato” da questa mia piccola ricerca, e che il quadro, a questo punto, sia più tardo di quanto detto in precedenza.
Si sarà comunque notata una cosa: nonostante il periodo di esecuzione del dipinto di Castel Valer e dell’affresco di Brunico del vescovo Christoph, siano grosso modo coerenti con quello dei codici “Fugger”, gli stemmi Spaur originari (il leone che tiene in mano una coppa d’oro) appaiono inquartati in maniera diversa. Nei codici il trinciato argento-rosso scompare per lasciare posto ad uno scaccato d’argento e d’azzurro (che nel secondo caso diviene d’azzurro e d’argento e composto da rettangoli…) alla fascia di rosso diminuita e attraversante. Tale composizione tra l’altro, appare in un caso nel 1° e 3° quarto e nell’altra nel 2° e 4°. Chiedo se tali differenti inquartamenti (trinciato argento-rosso e scaccato argento-azzurro) possano significare, nell’araldica alto-atesina e in genere “nordica”, brisure per differenziazione di rami familiari. Se valutiamo i due casi del codice Fugger (con lo scaccato. Metà XVI secolo e fine XVI/secolo inizio XVII), la testimonianza del dipinto di Castel Valer (con il trinciato. metà XVI o XVII secolo se diamo per buono quanto detto sopra) e di Brunico (vescovo Spaur, anche qui con il trinciato . Inizio XVII sec.), appare chiaro che l’uso dei due diversi inquartati è parallelo e quindi l’uno non sostituisce l’altro in ordine cronologico. Scopriremo andando avanti nella nostra avventura quale dei due incontreremo di nuovo.
Di una Veronica, anch’essa figlia di un Anton, si trova traccia anche nel codice, “FUGGERORUM ET FUGGERARUM IMAGINES (BSB cod. icon. 380, pag. 182/298, numerazione PDF). Questo è più tardo del precedente, quella ritratta è invece una ragazzina, e il padre Anton è qui detto II. Non so dire pertanto se la protagonista sia una discendente o la stessa Veronica di prima ricordata in gioventù (era forse già morta all’epoca di esecuzione del codice, o comunque sicuramente più anziana, ma questo non vuol dire nulla). Certo è che la somiglianza con il quadro di Castel Valer (abbigliamento compreso) è impressionante (foto 9). Potrebbe anzi darsi che sia proprio questa la Veronica del quadro (una terza Veronica quindi) sposata con altro Spaur non “intercettato” da questa mia piccola ricerca, e che il quadro, a questo punto, sia più tardo di quanto detto in precedenza.
Si sarà comunque notata una cosa: nonostante il periodo di esecuzione del dipinto di Castel Valer e dell’affresco di Brunico del vescovo Christoph, siano grosso modo coerenti con quello dei codici “Fugger”, gli stemmi Spaur originari (il leone che tiene in mano una coppa d’oro) appaiono inquartati in maniera diversa. Nei codici il trinciato argento-rosso scompare per lasciare posto ad uno scaccato d’argento e d’azzurro (che nel secondo caso diviene d’azzurro e d’argento e composto da rettangoli…) alla fascia di rosso diminuita e attraversante. Tale composizione tra l’altro, appare in un caso nel 1° e 3° quarto e nell’altra nel 2° e 4°. Chiedo se tali differenti inquartamenti (trinciato argento-rosso e scaccato argento-azzurro) possano significare, nell’araldica alto-atesina e in genere “nordica”, brisure per differenziazione di rami familiari. Se valutiamo i due casi del codice Fugger (con lo scaccato. Metà XVI secolo e fine XVI/secolo inizio XVII), la testimonianza del dipinto di Castel Valer (con il trinciato. metà XVI o XVII secolo se diamo per buono quanto detto sopra) e di Brunico (vescovo Spaur, anche qui con il trinciato . Inizio XVII sec.), appare chiaro che l’uso dei due diversi inquartati è parallelo e quindi l’uno non sostituisce l’altro in ordine cronologico. Scopriremo andando avanti nella nostra avventura quale dei due incontreremo di nuovo.
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