mercoledì 26 settembre 2018


SALISBURGO, CIMITERO CHIESA DEI FRANCESCANI (FOTO DEL 23 LUGLIO 2017),  tranne ultime due provenienti dal DUOMO DI VIENNA (FOTO DEL 25 LUGLIO 2017) :
                                                                            “MARCHI DI CASA” 


Come promesso nel post precedente posto una rapida rassegna di “marchi di casa” austriaci provenienti da Salisburgo e Vienna. Rimando per l’ennesima volta alle discussioni già sviscerate precedentemente nel Caffè (https://www.facebook.com/groups/211814768987383/search/?query=marchi). 

























lunedì 17 settembre 2018



SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)

DE GALEATIS/ VANTI/ LODRON/ SCONOSCIUTO/ STAGNATI

Finisco la sezione relativa agli stemmi di San Francesco. Va detto innanzitutto che di queste armi e relative famiglie io non sono riuscito a reperire nulla o qualcosa di simile al nulla (Lodron a parte, ovviamente ma l’argomento relativo è troppo vasto). Attendo pertanto notizie da chi ne possieda e abbia intenzione di condividerle qui.
Ringrazio  ancora di cuore il prof. Tommaso Casanova per le trascrizioni e le note ad esse relative. Un grazie per l’interessamento anche alla Dott.sa Silvia Musetti.

DE GALEATIS (FOTO 1-2-3): 

D(omin)I · AVGVSTINI · DE
GALEATIIS · CIVIS · BRI
XIE · SEPVLCR(um) ET · EIVS
SVCCESSOR(um) · 1565

Sepolcro
di don Agostino Galeazzi,
cittadino di Brescia
e dei suoi
successori – 1565

VANTI (FOTO 4-5)

Distico elegiaco (brutto e sgrammaticato)

VANTIVS · HOC · LEVI · TEGINT
BAPTISTA SEPVLCRO
DICTVS · IOVA(n)NES · NO(m)I(n)E
STIRPSQ(ue)  SIMVL · 1495

Vantius hoc levi tegint (=tegitur o teguntur) Baptista sepulcro
dictus Iovannes nomine stirpsque simul.

È coperto da questo leggero
sepolcro Battista Vanzio,
detto di nome Giovanni,
e insieme la sua stirpe – 1495

LODRON (FOTO 6-7)
HAC  CELEBRES · P(ro)BITATE · VIRI ·
CV(n)DVNT(ur) · I(n) · VRNA · LODRONI ·
COMITES  ALTO · DE · SA(n)GVINE ·
CRETI · IVSTITIA · PIETATE · FIDE
ILLVSTRA(n)TVR ET AR(m)IS TVTO
RES · PATRIE · VENETIQ(ue) · CORO
NA · TRIV(m)PHI · M CCC

4 esametri dattilici
la scrittura è posteriore: deve essere stata riportata nel ‘500, in tutto o in parte, la scritta superiore, consumata dal calpestio.

In questa urna, uomini celebri per onestà, sono sepolti
i conti di Lodrone, distinti per alto sangue,
per giustizia, pietà, lealtà sono illustri, e con le armi
protettori della patria, e corona del veneto trionfo. 1300

STEMMA SCONOSCIUTO E FOTO BRUTTISSIMA  (n. 8-9)

Inutile ogni possibile interpretazione, almeno da parte mia, (Maggi o quant’altro) stante la condizione dei pigmenti e la scritta illeggibile.

STAGNATI (FOTO 10-11-12)

x SEPVLCRVM B(er)TOLINI DE
STAGNATIS

Qui si può dire qualcosa di più anche se in maniera impercettibile. Pandolfo Nassino nel suo “Casate Bressane” (che poi lui scrive CASATE BRESSANI…) scrive semplicemente “STAGNATI”, aggiungendoci…nulla, ma proprio nulla. Non è un unicum. Sono andato allora a vedere altro registro cinquecentesco depositato in queriniana, CRONACA DELLA CITTA’ E PROVINCIA DI BRESCIA, attribuito, secondo me erroneamente* a Marsilio Piccinelli, ma lì addirittura il cognome “Stagnati” è sostituito da uno “Stagnoli” senza che venga aggiunta una parola di descrizione, come visto già fare dal Nassino.         
La cosa più interessante di questa lastra tombale è però prettamente araldica in senso ampio.     
Non siamo di fronte di certamente ad uno stemma formalmente compiuto ma piuttosto, anche qui, ad un esempio di HAUSMARKEN o di MARCHI DI CASA, fenomeno solitamente più nordico rispetto a Brescia, ma che trova riscontri anche in tutta l’Italia Settentrionale. Begli esempi sono stati postati tempo fa da Marta Tinor (si veda qui https://www.facebook.com/groups/211814768987383/search/?query=marchi), ma bellissimi se ne possono trovare qui http://daten.digitale-sammlungen.de/0004/bsb00042105/images/index.html?id=00042105&groesser=&fip=151.47.70.55&no=1&seite=11. Facendo scorrere le meravigliose pagine del codice si potrà notare come in esso frequentemente venga riportato il “marchio di casa” e lo stemma familiare, cronologicamente posteriore al primo. Diversi ne ho potuti fotografare anch’io nel Luglio 2017, in Austria (chissà, magari sarà il prossimo argomento). Anche il Gelmini nel manoscritto conservato in Queriniana (FVIII7) riporta tale “marchio” (foto 13). Certo lascio aperta la porta anche all’ipotesi di segno tabellionare utilizzato a mo’ di arma, come capita anche in Idro (si veda qui https://bianchetti-araldica.blogspot.com/search?q=signum ).

 *Chi vorrà capire le motivazioni di questo mio dubbio, potrà trovarle ne “Il rastro dimenticato”, vale a dire il mio contributo al Convegno di Oriolo Romano del Maggio 2017, di cui do conto nel post di qualche giorno fa. Sono a disposizione per qualsiasi informazione, ovviamente.













chiedo scusa, ma alcune foto vengono ruotate in automatico dal blog e non c'è verso di fargli capire che non va bene...


sabato 25 agosto 2018



SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)



STEMMA DEI RIPA/RIVA DI VENEZIA



Su questo stemma non ero riuscito a trovare nulla, inizialmente.

Nulla negli stemmari bresciani, cosa della quale non dubitavo, ma nemmeno in quelli “veneti/veneziani” che di solito consulto. Mi rivolgevo al Crollalanza che di Riva piemontesi, romani e fiorentini parlava, ma concludeva le sue righe col blasone di stemmi del tutto diversi dal nostro. Mi veniva in mente, allora, di verificare alla voce “Riva” e lì trovavo ciò che cercavo. Tra Riva di Bassano, Ivrea, Mantova, Milano (Riva-Finoli), Padova (Riva detti Altichini), Verona e Vigone (in Piemonte), spuntavano anche dei Riva bresciani che però possedevano altra arma. Toccava a quelli VENEZIANI risolvermi il problema. Oltre ad un alias  che prevedeva un “d’oro a tre fasce ondate d’azzurro”, essi infatti utilizzavano un “d’oro, alla banda d’azzurro, caricata di tre gigli del campo, posti nel senso della banda”. Quest’ultima precisazione, magari superflua (e comunque, volendola proprio mettercela, sarebbe stato meglio utilizzare la locuzione “nel verso della pezza” anziché “nel senso della banda”) si dimostrava in realtà assai utile al sottoscritto per fugare tutti i dubbi sull’attribuzione, visto che, come si vedrà in IMM. 1-2-3, si adatta perfettamente anche allo stemma in San Francesco.  Gli smalti del Crollalanza venivano poi confermati da una raffigurazione che trovavo (ma solo successivamente a tutto quanto sopraddetto) in BEU relativa ai “Rivi” veneziani (Famiglie venete con le loro armi -XVII SEC- BEU alfa.o.3.2. pag. 140 -138/169 pdf oppure  http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/riva·rivi.html  IMM. 4). Qui troviamo anche una data attribuita all’arma dipinta, vale a dire il 1650,  ma come dimostra il reperto bresciano, essa era già in uso almeno nella prima metà del Quattrocento.

Alla “Serrata” del Maggior Consiglio di Venezia, risalente al 1297, i Ripa/Riva venivano inclusi tra le famiglie patrizie (Crollalanza).

Ecco la trascrizione dell’epigrafe, a cura del Prof. Casanova:



HIC · IACET · D(ominus) · MA(r)CHVS

DE · RIPA · 1435 · 18 · AVOST



Qui giace don Marco

Ripa, 1435, 18 agosto











sabato 4 agosto 2018



SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)



PROBABILE STEMMA MOROSINI (VENEZIA) 

SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)

PROBABILE STEMMA MOROSINI (VENEZIA)

Quello che propongo oggi è probabilmente stemma di famiglia veneziana, quella dei Morosini (figura 1). Cè da fare un po’ d’ordine.  Il compilatore del ms BSB COD. ICON 274 (XVI SEC.) riporta quattro stemmi (figure 2 e 3) senza dare notizie, come sempre. Uno è quello da me fotografato in Brescia*. Nella Estense, il codice I-MO-BEUALFA.O.3.2 FAMIGLIE VENETE CON LE LORO ARMI (XVII SEC.), ne riporta tre (fig. 4-5) elargendoci invece qualche informazione. Per colmo di sfortuna a mancare è proprio il “nostro” di
San Francesco, ma, vedremo in seguito, è probabile che questa latitanza conti poco.  Dell’arma d’oro alla fascia d’azzurro, il BEUALFA dice che i titolari vennero da Mantova, erano saggi e ostinati, e che loro e altri fecero edificare le chiese di S. Mauro e S. Gabriele.

Di quelli che portavano il d’oro alla banda d’azzurro, invece, la fonte confida la loro provenienza dalla Schiavonia (o Slavonia, nella Croazia Orientale, confinante con l’Ungheria. Altri la vogliono sinonimo proprio dell’Ungheria) e che “erano Morlachi” (Morlacchi, proveniente dalle Alpi Dinariche). Del terzo stemma, che prevede un d’oro alla banda d’azzurro, attraversante un ciclamoro e attraversata da una croce diminuita, il tutto d’argento**; alla filiera dello stesso… (e qui mi fermo perché non saprei che dire dei segnetti rossi: forse un rudimentale modo di indicare una filiera composta d’argento e di rosso?) il codice conferma la provenienza dei titolari dalla Schiavonia, aggiungendo che “sono della predetta famiglia” e che “di donna Thomasina sorella di Ser Thomasino” (fantasia…) “nacque Andreaso il quale, di consenso di tutti li Baroni fu’ eletto et coronato Re d’Ungaria del 1299 il 4 Agosto : per il che eletto Ser Thomasino tolse la qui notata per insegna sua la quale portano i discendenti suoi.”
Per pura sfortuna dicevamo, mancherebbero notizie proprio sui Morosini dell’arma da me fotografata in san Francesco, se non fosse che il Crollalanza cassa tutto quanto detto sinora, su origini slave e/o mantovane; cita tutt’altri membri della famiglia in questione, ma soprattutto fa discendere lo stemma, con la banda, quello con la fascia, e IL NOSTRO CON CROCE E BANDA (insieme a molti altri, ma con esclusione di quello con l’armilla e la croce!!) a vari rami familiari dei Morosini “di Venezia”.  Tra le tante notizie conferma comunque la presenza di Tomasina, regina e madre di Re Andrea d’Ungheria, cioè proprio i titolari del ramo che secondo BEUALFA avrebbero portato lo stemma con l’armilla (come detto ignorato proprio dal Crollalanza). Il Crollalanza stesso poi parla sotto altra voce di Morosini di Milano e poi di Lugano (aventi identica arma tra loro, ma totalmente diversa da quelle di cui qui parlo) che nulla c’entrano con i “nostri”. 
Insomma un bel guazzabuglio tanto per cambiare, dal quale almeno, come cose certa o quasi ricaviamo la provenienza almeno in origine veneziana dei titolari dell’arma di San Francesco (secondo il Crollalanza) e  gli smalti (se il “Fugger” della BSB non erra, fig. 6) del reperto bresciano: d’oro alla banda d’azzurro, alla croce di rosso attraversante sul tutto (o se preferite: d’oro alla banda d’azzurro, attraversata da una croce di rosso).

* Si sarà notato che in BSB la croce sia attraversante la banda, mentre nel reperto bresciano essa ne sia attraversata. 
**Si osservi come, in BSB invece,  il ciclamoro e la croce siano entrambi attraversanti la banda, ma intrecciati tra di loro. Chi si occupa di araldica sa bene che queste differenze esecutive (per quanto da annotarsi) siao da ritenersi del tutto normali. Tra l'altro è comune opinione considerare l’attendibilità dei manoscritti della BSB, cosiddetti “Fugger”, come non elevatissima.


1

2



3



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martedì 24 luglio 2018


SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)



Proseguiamo la breve rassegna relativa agli stemmi visibili nel chiostro di San Francesco in Brescia. Premessa fondamentale: devo tutto quello che scrivo riguardo alle epigrafi – in questo e in tutti i prossimi post - alla gentilissima disponibilità del prof. Tommaso Casanova che mi ha voluto fornire trascrizioni, traduzioni, commenti e bibliografia. Ripeto: di mio troverete solo foto e tutto ciò che eventualmente riguardi l’aspetto araldico (collegamenti con stemmari ecc.)













STEMMA BARTOLOMEO ROTENGO.

Questo stemma (foto 1-2-3) ha ingenerato un bel po’ di confusione tra gli araldisti bresciani, o forse solo in uno, come capirà chi proseguirà nella lettura. Spero di non far parte della schiera di essi e pertanto, se qualcuno tra i coraggiosi che arrivassero alla fine di questo post, volesse correggere qualche mia errata interpretazione, gliene sarò ovviamente grato. La confusione di cui sopra nasce a mio avviso dalla somiglianza tra due armi: quella dei Rotengo (cioè quella che qui propongo) e quella dei Sangervasi (foto 4-5). La seconda propone un “massacro” di cervo (più elegantemente definito a volte come “in riscontro/rincontro”, da non confondersi con “a riscontro”. Altri ritengono che “massacro” sia una testa in maestà, ma scarnita o “strappata” alla base anziché recisa. Poco male: il concetto fondamentale è…una testa posta “in maestà” cioè di fronte), mentre l’altra, quella dei Rotengo, soltanto la calotta superiore, elegantemente definita da  “Corbiniano” come “sommità di massacro di cervo” (qui: https://www.lamoneta.it/topic/126939-massacro-di-cervo/?tab=comments#comment-1458311 link, utilissimo per sviscerare l’intero argomento blasonico, che rimanda ad un post di 4 anni fa ormai, dove io ho partecipato come Sorante), una figura assai diversa, come si potrà vedere dal confronto tra le foto citate, e ancor più rara (tre sommità appaiono nell’arma di Brindisi, come si evince sempre dal link appena menzionato).
Ma tornando a Sangervasi e Rotengo sentiamo cosa dicono un paio di autori bresciani. Il primo, il Della Corte, nel suo “Le famiglie del Patriziato..:” dice dei Sangervasi che venivano da Sangervasio Bresciano ed erano origine nel XIII secolo dai feudatari del Capitolo della Cattedrale in quella terra. Si estinsero all’inizio del ‘400 e il loro nome fu “utilizzato” dal notaio Cumino Clusone di Sangervasio, oriundo bergamasco e quindi di famiglia completamente diversa. Gli smalti dell’arma Sangervasi restituiscono secondo l’araldista bresciano un partito d’azzurro e d’oro, al massacro di cervo dall’uno all’altro (foto 5). Dei Rotengo, il Della Corte parla? Sì, ma gli abbina esclusivamente lo stemma “moderno” (foto 6) completamente diverso dall’antico che ripropongo io e ci dice che erano “advocati” del monastero cluniacense di Rodengo in Franciacorta. Una cosa importantissima: l’autore non indica mai un qualsiasi rapporto di parentela tra le due famiglie (Rodengo/Sangervasi), o una “confluenza” di una nell’altra. Le considera come realtà totalmente distinte ed è ciò che me lo fa ritenere in errore allorché annota come  l’arma Sangervasi “si trova pure, talvolta: partito di nero e d’oro, e con le corna di cervo dell’uno sull’altro , riunite alla base su una scheggia del cranio”. Forse l’errore lo commetto io nel vedere in questa descrizione l’arma dei Rotengo (escluso il “partito” che nella tomba da me fotografata non si scorge), ma quella “scheggia del cranio” ricorda proprio la “sommità di massacro di cervo” dei Rotengo, e quindi non dei Sangervasi. Sull’uso erroneo che il Della Corte fa di “uno sull’altro” anziché “dell’uno all’altro” non vale la pena soffermarsi.   Più importante sarà dire che già in altra opera, quella del Gelmini (ms queriniana F VIII-7) qualcuno titubava in egual maniera  e ne lasciò traccia con un aggiunta a penna (non certo il Gelmini. Forse il Della Corte stesso?). Tutto questo  si evince dalla pagina in cui citato Gelmini tratteggia correttamente  lo stemma Rotengo aggiungendo in maniera pertinente “antico” –foto 3- (così come nella pagina successiva riproduce lo stemma “moderno” e poco oltre quello dei Sangervasio, come visto del tutto diverso, foto 7 e 4).  Lì sotto alla dicitura “Rodengo ant.” un’altra mano, come detto con penna a sfera, aggiungeva “o Sangervasio?” (foto 3). Forse l’errore nasce tutto da quel momento e, chissà, come detto forse fu lo stesso Della Corte ad aggiungere quella nota.
Si noti a margine che nel Rotengo “moderno”, confluiscano le due “y” del comune di Iseo (si confrontino foto 7 e 8).

TRASCRIZIONE/TRADUZIONE/NOTE EPIGRAFE (a cura prof. T. Casanova):
ISTUD · SEP(u)LCR(um) · E(st) ·
· D(omini) · BERTOLOTI · D(e) ·
· ROTENGO · 7 (et) · H(e)R(e)DV(m) ·
· NEC · ALICVI · PER SONE · DETVR · NISI

SIT · DE · DOMO · EI(us)



Questo sepolcro è

di don Bertolotto di

Rodengo e degli eredi;

e a nessuna persona

si conceda, se non

è della sua casata.



Bibliografia: Guerrini, 1925, p. 187 n. VI

sabato 23 giugno 2018




Mi fa piacere fare da tramite segnalando un incontro araldico che si terrà in Caprarola Il 29 Giugno 2018 alle 17:00 presso il Palazzo della Cultura, a cura di MAURIZIO CARLO ALBERTO GORRA, dall’invitante titolo: La “fortunazza” del giglio. I Farnese e l’araldica. Chi può non manchi.



giovedì 14 giugno 2018


SAN FRANCESCO, BRESCIA: CHIOSTRO (foto del 10 Ottobre 2013)



STEMMA PALAZZO: IL SEPOLCRO POTREBBE APPARTENERE AD UN FIGLIO DI GERONE, CITATO DALLO SPRETI A PAG. 435, VOL VII, DELLA SUA ENCICLOPEDIA?



Come promesso inizio una breve rassegna di stemmi bresciani, fotografati cinque anni fa circa, nel chiostro di San Francesco. Sono certamente gli stemmi più antichi che io abbia fotografato, almeno in area settentrionale. Di uno di loro (il più datato di tutti) ho fugacemente accennato in altro post di qualche anno fa, ma conto di tornarci con più approfonditamente in quest’occasione. 
Iniziamo dallo STEMMA PALAZZO. Quello da me immortalato è un palato (composto dai classici, e pertanto da non blasonare, sei pezzi), ma stando a varie enciclopedie e stemmari vi sono anche versioni con tre pali rossi in campo oro e con il capo dell’impero: abbiamo tutti imparato a considerare come fisiologiche queste varianti; tutti tranne alcuni che continuano ad affannarsi (spiace per loro) nel considerarle portatrici di chissà quali arcani. Sarà bene invece notare la funzione parlante dei PALi.

I PALAZZO sono una delle più potenti e antiche famiglie bresciane. Insondabili come sempre le “pretensioni” di origine, che parlano in questo caso di un Corrado, conte di Palazzo, commissario di Berengario del Friuli contro gli Ungari nel 902, e di un suo figlio, Federico, che contro lo stesso Berengario congiurò.          
Il capostipite certo o quasi pare essere Ottone (1150) padre di Giovanni, che fu vescovo di Brescia dal 1195 al 1212 (Della Corte, Armerista. Tutte le altre notizie storiche precedenti o seguenti sono tratte dall’Enciclopedia dello Spreti, Vol. VII). Un fratello del prelato, Biatta, fu guerriero nella da noi famosa battaglia di Costa Volpino del 1191. Biatta era castellano di Rudiano e fu tale il suo impeto in battaglia contro Bergamaschi e Cremonesi che finì per rovesciare e conquistare il Carroccio di questi ultimi. Se non ricordo male, ho letto anni fa e altrove che il trofeo fece bella mostra di sé per secoli in Broletto (cito a memoria, potrei sbagliare). Un altro figlio di Ottone, Corrado, sconfisse da podestà di Verona, Ezzelino da Romano nella battaglia di presso Ponte Alto di Vicenza (1212). Un omonimo figlio di questi (e quindi Ottone gli era nonno) fu Corrado (II), podestà di Piacenza, citato da Dante (Purgatorio XVI). Altro figlio di Corrado (I) fu Bartolomeo (spunta a questo punto uno dei nomi che compare sulla tomba in questione) e un altro ancora fu Ottone, che ebbe come figlio Zirone e siamo intorno agli anni 70 del ‘200. Lo Spreti, degna di nota un solo figlio di quest’ultimo, vale a dire Guglielmo (da cui discendono altri personaggi legati ai Visconti, Malatesta, ecc.). Ma potrebbe il Zirone citato nella tomba essere proprio quello citato dal testo dello Spreti e potrebbe, il sepolcro, appartenere ad un Bartolomeo, suo figlio (figlio del Dominus Gerone De Palacio) morto precocemente il 26 Settembre del 1300?